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NON HO PAROLE!!!


Dopo una discussione con amici sono venuto a conoscenza che i famosi bus che avrebbero dovuto sfrecciare liberi per Genova, dopo le intimidazioni (di stampo pseudo-mafioso, mi è stato fatto giustamente notare) da parte della Curia, sono stati censurati. Sono un po' perplesso nonché deluso, perché non vedo perché si possa dare libero respiro e sfogo a tutte le idee che rafforzino o pubblicizzino l'esistenza di Dio ed invece la controparte sia tabù come se ledesse e mancasse di rispetto a quacuno; e i non-credenti non dovrebbero allora essere infastiditi dai numerosi slogan "pro esistenza di Dio"?
Vi lascio alla lettura dell'articolo della Repubblica che tratta la questione, di modo che possiate trarne alcune conclusioni.

Stop agli ateo-bus Slogan offensivi esulta la Chiesa

Repubblica — 17 gennaio 2009   pagina 15   sezione: CRONACA

GENOVA - L' Ateo-bus resta in rimessa: la concessionaria di pubblicità accoglie il pressante invito della Curia e per le strade di Genova non viaggeranno mezzi pubblici "provocatori". Nello stesso giorno l' amministrazione comunale della città decide di concedere la sponsorizzazione al Gay Pride nazionale anche se chiede agli organizzatori di spostare la data, già fissata in coincidenza del Corpus Domini. E, tra le motivazioni, il sindaco Marta Vincenzi spara una carta a sorpresa: «Non vorremmo dover imporre ai gay cattolici una scelta dirompente tra il Pride e la processione». Giornata campale, tra sesso e fede, per il capoluogo ligure. Al mattino è Fabrizio Du Chene, amministratore delegato della IGP, concessionaria della pubblicità sui mezzi pubblici genovesi (e su quelli di tutta Italia) a chiudere il primo capitolo, quello degli ateo-bus ("La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno"): «Ci sono due articoli del codice di autodisciplina che rendono impossibile la campagna: l' articolo 10 - la pubblicità non deve essere offensiva - e l' articolo 46 - le campagne sociali non devono ledere gli interessi di alcuno. Non si tratta di seguire, o meno, le indicazioni della Chiesa: noi ci muoviamo autonomamente e applichiamo sempre il nostro codice. Succede per la pornografia, succede anche in questo caso. E poi, francamente, mi pare che l' Unione atei abbia raggiunto il suo obiettivo. E senza spendere un euro». è un no definitivo? «La decisione è questa - risponde l' Igp - e costituisce anche un precedente: noi operiamo in tutta Italia, siamo soliti darci delle regole e rispettarle». Tace il presidente della Cei (e arcivescovo di Genova) Angelo Bagnasco - in viaggio da Fatima - ma gongola monsignor Marco Granara, rettore del Santuario della Guardia: «Una minoranza di quaranta persone ha tenuto sveglia l' intera nazione su un tema che, in fondo, non è loro». L' Uaar, attraverso il suo segretario generale, Raffaele Carcano, ribatte: «Biancheria intima e villaggi vacanze sì, ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario per dire che Dio non esiste. In questo paese non c' è spazio per dichiararsi atei, pena la censura». Qualcosa, invece, potrebbe cambiare sul Gay Pride. Assicurato il patrocinio culturale del Comune alla manifestazione, il sindaco Marta Vincenzi ha chiesto agli organizzatori un incontro urgente, la prossima settimana. «I problemi, nel caso di una sovrapposizione con il Corpus Domini, sono notevoli - ragiona il sindaco - Esistono problemi logistici, esiste una questione di vigili urbani (non ne abbiamo abbastanza per tutelare entrambe le manifestazioni contemporaneamente) e non vorremmo provocare problemi di coscienza nei gay cattolici». A sorpresa i gay dimostrano una disponibilità totale, anche all' ipotesi di cambiare data: «Lo abbiamo detto dall' inizio, la nostra disponibilità a discutere di tutte le questioni organizzative (percorso, disponibilità delle piazze, supporto tecnico, la stessa data) è completa. Tutto il movimento LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuati) punta ad arrivare, quanto prima, a una decisione condivisa. Per il sindaco la doppia dimostrazione che «Genova è una città aperta: l' Uaar ha ottenuto una straordinaria pubblicità, con gli organizzatori del Pride c' è un confronto aperto e alla luce del sole, nel rispetto di tutti». - MICHELA BOMPANI RAFFAELE NIRI

Pubblicato il 18/1/2009 alle 19.19 nella rubrica diario.

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