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IO CHE VADO A LEZIONE




IO IN SESSIONE D'ESAME






30 novembre 2008

TE' VERDE CONTRO L'ALZHEIMER!!!




Appendice al post precedente.

Diverse erano state le evidenze che il tè verde potesse avere benefici sul cervello, ma si sono a lungo attese le prove sperimentali anche sull’uomo di quelle che erano state valutazioni empiriche fino a quel momento.

Innanzitutto a confortare gli scienziati sulle ottime qualità di questa bevanda contro malattie importanti e gravi, come l’Alzheimer e il Parkinson, c’era stata la constatazione che, da dove arriva la scoperta, il Giappone, forte consumatore di tè verde, il rischio di ammalarsi di queste due patologie ad andamento degenerativo era di gran lunga ridotto rispetto ai Paesi occidentali che fanno poco uso di questa bevanda, ma sono occorsi studi approfonditi per dimostrare ampiamente che ciò che già si presumeva, corrispondesse a realtà.

Infatti, uno studio effettuato su 1.000 persone anziane, di età superiore ai 70 anni, consumatori abituali di 2, 3 tazze al giorno di tè verde, ha dimostrato il minor deterioramento delle funzioni cerebrali di questi soggetti, accompagnato da maggior prontezza cognitiva degli stessi e ridotto rischio di ammalarsi di Alzheimer e Parkinson, rispetto a chi sostituisce il tè verde col consumo di qualsiasi altra bevanda.

Del resto, i precedenti esperimenti effettuati su animali avevano dimostrato la ridotta incidenza di malattie degenerative, come quelle citate, in quelle cavie (poverine, ma utili :) ) costrette ad assumere quotidianamente razioni di tè verde ottenuto da foglioline secche non fermentate.

Fonte: American Journal of Clinical Nutrition

Un link interessante per approfondire l'argomento è il seguente: clicca qui


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29 novembre 2008

I BENEFICI DEL TE' VERDE


Nonostante l'abbia scoperto solo di recente (mi cospargo il capo di cenere) sto diventando un accanito consumatore di tè verde.  Dicono faccia davvero bene; io, che sono generalmente scettico mi sono informato. Ecco alcuni dati interessanti che ho raccolto.

Il té verde si ricava dai germogli delle foglie e dalle foglie giovani della pianta conosciuta come "camellia sinensis". Le sue origini si perdono nel tempo; in Cina si narra che l'imperatore Shen Nung fu il primo bevitore di té verso il 2700 a.C., mettendo le foglie della pianta dentro una brocca di acqua bollente dando così inizio a questa usanza .

Dal secondo secolo d.C. alcuni testi medici cinesi riportano i benefici ottenibili dal té, mentre un monaco giapponese, Eisai, nel 1211 d.C. scrisse un libro intitolato "mantenere la salute bevendo té" dove scrisse:" Il té è una medicina miracolosa per mantenere la salute, ha lo straordinario potere di prolungare la vita."
Nel sedicesimo secolo, gli esploratori europei che per primi provarono il té dichiararono di averlo usato per combattere febbre, mal di testa, dolori articolari e mal di stomaco.

Che si creda oppure no a queste storie, dobbiamo sapere che le foglie di questa pianta sono utilizzate da almeno 4000 anni e che sono sempre state conosciute come portatrici di salute.Tecnicamente, per esser chiamato té, il prodotto deve essere ricavato dalle foglie della"camellia sinensis", la sempreverde pianta del té. Ci sono solo tre tipi di té: nero, oolong e verde, così classificati secondo il metodo di lavorazione.Essi differiscono dalla durata della fermentazione delle foglie: quello nero viene essicato e fermentato, l'oolong parzialmente fermentato, mentre quello verde viene solamente lavato e riscaldato per prevenire la fermentazione.I vari nomi con i quali di solito è identificato si riferiscono alla regione dove cresce la pianta (Ceylon, Darjeeling, Souchong, ecc), comunque tutti i tipi provengono dalla camellia sinensis.

Uno dei più interessanti sviluppi della ricerca degli ultimi anni è stato lo scoprire le straordinarie proprietà di anti-invecchiamento e anti-cancro del té verde. Si è riscontrato che i paesi con alto consumo (principalmente Cina e Giappone) hanno una bassa percentuale di ammalati di cancro. In Giappone, le donne che insegnano la cerimonia del té (perciò assumono molto più té rispetto la media), sono note per la loro longevità; casi di morte per cancro in questo gruppo sono molto rari.Le pecentuali di cancro al seno, colon, pelle, pancreas, esofago e stomaco sono estremamente basse fra i bevitori di té verde.

Nello stesso modo, è stato notato che i fumatori giapponesi che consumano té verde sembrano godere di una protezione contro il cancro al polmone.Difatti, nel mondo industrializzato i giapponesi hanno sia il più alto tasso di fumatori che quello più basso di cancro al polmone.Ricerche in vitro e su animali hanno indicato che può essere efficace anche contro una più ampia varietà di tumori, inclusi leucemia e glioma.
Ciò è dovuto al potere dei suoi componenti che includono carotenoidi, clorofilla, polisaccaridi, grassi, vitamina C ed E, manganese, potassio e zinco.

Comunque, gli esperti sono d'accordo che c'è un tipo di costituenti in particolare che fornisce i maggiori benefìci per la salute: essi sono i polifenoli. Questi sono delle catechine con potenti proprietà anti-ossidanti. Sono un sottogruppo dei flavonoidi, composti fitoestrogeni che possiamo trovare in molti vegetali, frutta, té, caffé, cioccolato e vino rosso.Tutti i tre tipi di té contegono polifenoli; nel té verde l'ossidazione delle catechine è minima, così da lasciare inalterate le proprietà antiossidanti, mentre la fermentazione necessaria alla produzione degli altri tipi di té riduce il contenuto di catechine perdendo specialmente quelle più fortemente bioattive: le epigallocatechine -gallato (EGCG).Le EGCG sono indicate dagli esperti come le più importanti per la prevenzione dei tumori. Esse hanno anche dimostrato di avere un potere antiossidante 20 volte più forte della vitamina E nel proteggere i lipidi del cervello, che sono molto sensibili agli stress ossidativi (Chem Pharm, Bulletin 38-1990).

Recentemente uno studio eseguito al Karolinska Institute di Stoccolma, un gruppo di ricercatori diretto dal dr. Yihai Cao ha scoperto che il té verde può bloccare l'angiogenesi -lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni che servono ai tumori per crescere e formare metastasi.Il dr. Cao ha sottolineato comunque che può essere necessario un forte consumo di té per molto tempo per ottenere quei benefìci.

Un altro studio (University of Shizuoka, Giappone) ha dimostrato che il té verde può prevenire la formazione di metastasi. Le cellule del cancro secernono un particolare enzima per penetrare e colonizzare vari tessuti dell'organismo. E' il processo di metastasi che è letale, non il tumore principale. Quindi, trovare sostanze che impediscano la metastasi è di primaria importanza per sconfiggere il cancro.
Questo studio ha trovato che le EGCG inibiscono la secrezione dell'enzima che provoca la metastasi da parte delle cellule tumorali, così bloccando la loro capacità di invadere altri tessuti.Risultati simili sono stati presentati al 38.mo congresso dell' American Society for Cell Biology a San Francisco da un gruppo di ricercatori della Purdue University. Le loro scoperte hanno indicato che bere quattro o più tazze di té verde al giorno potrebbero fornire sufficienti composti attivi per rallentare o prevenire la crescita delle cellule tumorali.Forse il risultato più sorprendente delle recenti ricerche è stata la scoperta che il té verde può proteggere contro i tumori della pelle (melanomi).In uno studio un gruppo di ricercatori ha scoperto che bere té verde può inibire la formazione di tumori associati all'esposizione a raggi solari UVB.In alcuni casi con tumori già formati dovuti agli UVB, la sua assunzione ha rallentato la loro crescita e in qualche caso ne ha ridotto le dimensioni.

In un ulteriore studio i ricercatori hanno applicato i componenti del té direttamente sulla pelle e quindi l'hanno esposta ai raggi UVB.La pelle protetta ha sofferto meno danni rispetto a quella non protetta. Alcuni produttori di creme solari hanno così cominciato a usare il té verde nei loro prodotti.Altri studi eseguiti principalmente in Giappone e Stati Uniti hanno dimostrato le sue proprietà anche con altri tipi di tumore, quali leucemia (inibizione della proliferazione delle cellule tumorali), cancro al seno, all'ovaio, allo stomaco, al fegato, alla prostata, all'esofago, ecc. Uno di questi studi all'università di Shizuoka ha scoperto che il té verde può lavorare in sinergia con i farmaci chemioterapici, aumentandone l'efficacia e può proteggere le cellule dai danni provocati dall'esposizione a radiazioni.

Ulteriori informazioni e comprove di quanto sopra citato, possono essere dedotte dai seguenti lik: 1 2







24 novembre 2008

BIANCA L'ARIA, VOLA COME IN UN MULINO


Stamane mi sono alzato e c'era una bufera di neve; bufera di neve a Padova in Novembre? Ebbene sì!
Non sapevo se essere felice o affranto poichè, oltre a dover inevitabilmente bagnarmi e rischiare la vita per arrivare a lezione, avrei seriamente rischiato di fallire la Forcellini. Infatti sono arrivato a scuola malconcio e bagnaticcio e ho fallito la mensa.
Inoltre non sono riuscito neanche a fare una palla di neve perchè dopo lezione il bel manto bianco si era già mutato in un'indecorosa poltiglia grigiastra.

D'altra parte è bella la neve e merita almeno un piccolo post.




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16 novembre 2008

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO


Il "Banco del mutuo soccorso" sono uno dei gruppi progressive rock di spicco del nostro paese. Forse meno celebrati di altri gruppi italiani loro contemporanei, come la "Premiata Forneria Marconi" (PFM)
, hanno raggiunto ad ogni modo una discreta notorietà.

A mio avviso, nonostante le sonorità classiccheggianti e testi abbastanza complessi, un loro ascolto è importante, anche solo per soddisfare la curiosità di vedere come noi italiani abbiamo saputo fronteggiare in ambito musicale, la feroce egemonia inglese.
Infatti, a parte alcuni cantautori sempreverdi, la qualità della musica prodotta in Italia dopo gli anni '60 lascia, secondo me, molto a desiderare.


In conclusione, consiglio l'ascolto di alcuni brani del gruppo a tutti, ed in particolare a coloro i quali ascoltano o perlomeno  ascolticchiano prog inglese (ELP, King Crimson, Van der Graaf Generator, Genesis ecc...).

Propongo alcuni video di youtube, di modo che possiate concepire un idea preliminare dell'effettivo potenziale del gruppo.
Buon ascolto!












13 novembre 2008

LABORATORIO IN PIAZZA PER SCIENZA DEI MATERIALI




Certo, le lezioni in piazza sono importanti; ma fare "laboratorio in piazza" è sicuramente più avvincente.
Inoltre essere all'entrata nientemeno che del "Caffè Pedrocchi" sortisce un suo frizzante effetto.

Nella foto soprastante potete osservare i due gruppi di lavoro (del turno odierno, giovedì pomeriggio) mentre si stanno preparando ad effetuare misure di AFM (atomic force microscopy) con l'ausilio del docente (io non ci sono poichè impegnato a scattare la/e foto).
La feroce pioggia frammista a freddo umido, tipico dell'autunno patavino, non ha scoraggiato lo spirito di chi ha fortemente sostenuto il "laboratorio in piazza" e persino di chi non lo ha voluto, ma ha fatto, seppur con un pizzico di vigliaccheria ed omertà, buon viso a cattivo gioco.
Per combattere le avversità climatiche il generoso docente ha provveduto con un buon bicchierino di grappa Candolini, che ha mitigato la sensazione di ossa umide ed anche il sospetto di aver ottenuto delle misure sperimentali tutt'altro che attendibili.




10 novembre 2008

UN PO' DI SANA INFORMAZIONE

Mi è giunta un'interessante mail che ritengo utile presentare nel mio blog. Ve la inoltro senza apportare modifiche, se non di adattamento estetico. Il merito di questo ottimo (a mio parere) lavoro di raccolta dati, condotta nella maniera meno faziosa possibile, è del prof. Franco Chemello.


Cari amici,
qualcuno di voi mi ha chiesto cosa ne penso della riforma Gelmini.
Senza affrontare lunghe questioni, permettetemi solo qualche osservazione :
Mi pare che gli unici ad ascoltare le grida di dolore decennali di Piero Angela e degli altri convinti sostenitori che il futuro nasca dall'investimento in scuola e ricerca siano i Cinesi e gli indiani. I cinesi, grazie ad investimenti governativi nella sola ricerca hanno raddoppiato la spesa dal 1995 al 2002, avvicinandosi alla media Ocse di spesa rispetto al PIL e contribuendo per il 10% della spesa globale in ricerca e sviluppo (per controllare le cifre leggasi il fondamentale saggio di Popkin e Yengar, Made by Cindia, Spelring & Kupfer, pag. 44-45) e raggiungendo il secondo posto nel mondo per investimenti in ricerca e sviluppo nel 2006 (vedasi tabella sotto). La Cina aumenta i suoi investimenti alla media di un 20% annuo. In India crescono dell'8%. Per non dire che India e Cina sfornano 350.000 ingegneri all'anno a testa (e in Cina tra tecnici, laureati e scienziati sono ogni anno 1.500.000 persone). Forse è per questo che nei giorni scorsi il nostro capo del governo è andato a chiedere ai cinesi di salvare l'economia italiana, europea e mondiale, investendo nei nostri mercati. Ma non era Tremonti e tutta la sua fazione a voler chiudere alla Cina?



Riguardo la scuola italiana vi presento alcuni dati difficilmente contestabili, se non da chi, ormai perso, è stato ingoiato dal pensiero unico, o meglio da quel populismo che sfrutta il disinteresse dei più per tutto ciò che riguarda il futuro e l'educazione (del resto il 60% degli italiani non ha più della licenza media, figurarsi se vogliono sentir parlare di scuola, visto che famiglie con figli sono sempre di meno):

Qui di seguito riporto un estratto dei dati forniti dallo studio internazionale più recente e accreditato, quello dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a cui aderiscono 30 paesi): lo studio "Education at a Glance" è del settembre 2008, e riporta in modo comparativo alcuni indicatori su quanto gli stati investono in istruzione rispetto al loro PIL e al totale della rispettiva spesa pubblica. Ecco alcuni dati, riferiti all'Italia e ad alcuni altri paesi, relativi all'anno 2005:

(http://www.oecd.org/document/9/0,3343,en_2649_39263238_41266761_1_1_1_1,00.html per controllare i dati di dell'OCSE).

Rapporto spesa per l'istruzione sul PIL

%

Italia

4,4

Francia

5,7

Portogallo

5,4

Norvegia

7,0

Polonia

5,5

Media OCSE

5,4

L' Ue a 27, poi, è al 5,1%.

Da questo dato emerge con chiarezza che se nel nostro paese si volesse quanto meno equiparare la spesa per l'istruzione alla media OCSE, la si dovrebbe incrementare di un punto percentuale, equivalente a circa 12 miliardi di Euro in più rispetto a quanto si spende oggi. Al contrario, la riduzione di spesa di circa 8 miliardi di Euro prevista dalla recente manovra finanziaria riduce la percentuale al 3,9, misura che ci collocherà presto al penultimo posto nella graduatoria OCSE.

Ecco invece il dato relativo al totale della spesa pubblica:

Rapporto spesa per l'istruzione su spesa pubblica

%

Italia

9,3

Spagna

11,1

Irlanda

14,0

Messico

23,4

Corea

15,3

Nuova Zelanda

19,4

Stati Uniti

13,7

Repubblica Slovacca

19,5

Media OCSE

13,2

Come risulta evidente, anche su questo parametro l'Italia risulta in posizione di notevole ritardo rispetto alla media, collocandosi in verità all'ultimo posto nella graduatoria generale.

I dati sono in percentuale e non in valori assoluti (e comunque i dati OCSE in valori assoluti che pure trovate nelle tabelle scaricabili da internet sono in PPA o PPS e quindi a parità di potere d'acquisto) e quindi non c'entrano i distinguo di quelli che dicono che però dipende dal diverso tenore di vita dei diversi stati.

Le conseguenze sono evidenti: i nostri laureati sono richiestissimi all'estero (almeno i laureati di certe università) e loro sono costretti a fuggire, per scappare da precariato, paghe da fame e mancanze di mezzi: con appena 32 brevetti per milione di abitanti depositati nel 2000 all'Ufficio brevetti statunitense (United States Patent Office), l'Italia sfigura nei confronti della Svezia con 171,1 e 195,6 brevetti per milione di abitanti (oltre sei volte il dato medio italiano), seguita a distanza in classifica dalla Germania (con 121,7 nel '99 e 133,4 nel 2000) che ha strappato la seconda posizione alla Finlandia (con 135,3 ).

E c'è un rapporto stretto tra investimenti e innovazione: nel 1999 la Svezia e la Finlandia dedicavano agli investimenti in R&D (ricerca e sviluppo) rispettivamente il 3,8% e il 3,19% del loro prodotto nazionale lordo, con la Germania a quota 2,44% e la Francia al 2,19% (pari rispettivamente al 35% e al 20% del totale degli investimenti Ue), l'Italia si piazzava ancora una volta a fondo classifica con un tasso di investimento rispetto al Pil dell'1,04% nel 1999 e dello 0,98% nel '98.

Inutile dire che le cose non cambiano se guardiamo i valori assoluti (e non il rapporto con la popolazione) e i brevetti eropei (depositati all'Ufficio brevetti europeo: EPO www.epo.org) : tra il 2001-2003, infatti, l'Italia è ultima in classifica, sulla 'torta' complessiva di brevetti europei, con solo il 3,1% dei brevetti (7.622), a fronte del 39,7% degli Usa (94.489), il 22,6% della Germania (56.155) e il 21,1% del Giappone (52.337). Seguono in classifica, precedendo l'Italia, altri due paesi europei: la Francia con il 6,9% (17.084) e la Gran Bretagna con il 6,7% (16.656). Iinoltre dobbiamo tener conto che i brevetti italiani riguardano comunque settori tradizionali (solo il 10% è ad alta tecnologia).
E in tempi più recenti le cose sono ancora peggiorate per l'Italia, superata nelle strategie innovative dalla Slovacchia (vedasi il recentissimo rapporto del febbraio 2008 EUROPEAN INNOVATION SCOREBOARD 2007 ealizzato per conto della Commissione europea dal MERIT, il Maastricht economic research institute on innovation and technology e dal JRC, l'Institute for the protection and security of the citizen, citato anche in http://www.proinno europe.eu/admin/uploaded_documents/European_Innovation_Scoreboard_2007.pdf
http://www.key4biz.it/News/2006/01/18/Net_economy/Innovazione_il_nord_Europa_ancora_leader.html
http://ec.europa.eu/enterprise/innovation/index_en.htm


Certo risparmi se ne possono fare, ma non con un decreto preparato da un ministro dell'economia e che un ministro della Pubblica istruzione neofita avvalla senza chiedere parere a nessuno, neppure alle commissioni da tempo istituite. E che durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico saluta e ringrazia tutti i convenuti (autorità, Rai, ragazzi delle scuole, dirigenti) e si dimentica dei suoi insegnanti (io c'ero e ho sentito con le mie orecchie). Si può tagliare sulle cerimonie di inizio anno, sulle spese del ministero (tanto gli Uffici studi e i vari Comitati dei saggi, a quanto pare non servono, visto che comunque le decisioni le prendono altri ministeri), forse sul personale ATA che soprattutto in qualche zona d'Italia sono più dei portieri del Parlamento siciliano (cioè un numero inimmaginabile). Ma il problema è che se si deve spendere meglio è anche vero che comunque bisogna investire almeno l'1% del PIL in più, mentre l'attuale riforma prevede che i risparmi vadano nell'erario

Ma non è vero che la scuola com'è non funziona: i dati Ocse e le varie rilevazioni dei progetti Pisa indicano tutte che non è la struttura, la scuola a non funzionare, ma la società che non funziona: in tutte quelle rilevazioni il nord è ben sopra la media OCSE e in particolar il Nordest è a livello dei primissimi, sopra la Finlandia. Cfr i dati contenuti nel Quaderno (Libro) Bianco della Scuola pubblicato dal ministero nel settembre 2007, che nessuno ha voluto diffondere, perché ne usciva una scomoda verità (- es. leggasi la pag. 82, ma vi sono delle tabelle più esplicative che il ministero ha presentato solo a Venezia, ma non ha pubblicato sul testo generale). Quando durante la cerimonia di inizio anno scolastico il presidente della Repubblica ha affermato con forza che non era possibile che ogni governo buttasse alle ortiche le riforme del precedente ha indicato proprio nel Libro Bianco lo strumento più approfonditop per riflettere sui mali della scuola. Comunque dai dati si evince che non è la scuola italiana in sè che non funziona, ma una certa società degradata e socialmente viziata da certi atteggiamenti che già il meridionalista Gaetano Salvemini agli inizi del 900 evidenziava in Cocò all'università di Napoli.

Ecco un diagramma preso da un'altra fonte: http://www.scienzaonline.com/etica/investimenti_ricerca_scientifica.html




Allora se proprio vogliamo risparmiare non cominciamo dalle elementari, l'unico settore della scuola che non sfigurava rispetto alla media Ocse neanche nel Meridione, ma magari da altri settori; certo anche la scuola può concorrere, evitando alcuni sprechi, tenendo però conto che il 95% del bilancio va in stipendi perché è già stato tagliato tutto il resto, visto che a scuola non ci sono neanche i soldi per le fotocopie. Pertanto risparmiamo, ma tutti i risparmi si reinvestino nella scuola, aggiungendovi l'1% del PIL. E poi instauriamo pure una meritocrazia vera, ma che non sia un'altra politicocrazia come quella dei dirigenti pubblici, dalla sanità alle fondazioni. Invece, coma ha detto la presidente di Confindustria, la dottoressa Marcegaglia, "questa non è una riforma ma un taglio".

Non tiro fuori il solito, eppur doveroso, tema degli sprechi della politica ed altre polemiche di cui altri hanno compiutamente parlato, ma propongo solo un'ultima riflessione:
Perché si investe sempre di più nel settore militare?
L'Italia si conferma all'ottavo posto assoluto per spese militari con 33,1 miliardi nel 2007 erano 29,9 nel 2006 (e questo incremento è dovuto al governo Prodi... in attesa dei dati del governo Berlusconi).
Qui sì siamo perfettamente in linea con il nostro ruolo nel G8 e sopra alla media OCSE. Ma siamo proprio sicuri che il nostro futuro sia un destino di guerra? Contro chi? contro una Cina che nel frattempo astutamente, lei sì, si prepara un futuro vincente grazie a una politica longimirante?

Scusate se mi è scappato qualche accento polemico, di cui chiedo scusa a tutti, ma la materia "mi ha preso" e comunque c'è chi fa di peggio, come andare a Porta a Porta e dichiarare falsamente da ministro che mentre una maestra del modulo lavora le altre due stanno fuori dalla porta.
Dopo questo noioso sfogo vi saluto cordialmente, in attesa della sicura approvazione del decreto Gelmini, che dopo la sua approvazione verrà finalmente discusso con i soggetti interessati e con gli esperti preposti (i famosi saggi), come da dichiarazione dello stesso ministro...della serie ti va bene sì o sì?. Mala tempora currunt!

Franco Chemello


P.S.
Elenco qui sotto altre riflessioni che per non appesantire il già pesante testo appongo in appendice con l'indicazione della fonte. Si tratta comunque di dati accessibili e riscontrabili, anche se con una certa difficoltà, da più fonti.
Per approfondire: AA.VV.
L'Italia nella competizione tecnologica internazionale. Terzo Rapporto, Franco Angeli 2002. In particolare la II parte.
Per comodità però riporto estratti di due articoli tratti da internet e che comunque citano dati estratti dalle fonti ufficiali e che ho riscontrato nelle mie purtroppo brevi ricerche e che sono un supporto (ma non era comunque già risaputo?) a quanto affermo:

da http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/scienza_e_tecnologia/pocaric/pocaric/pocaric.html
Fra il 2000 e il 2004, la Germania, nonostante la crisi, ha aumentato le esportazioni del 15 per cento. La Francia del 12 per cento. In Italia sono diminuite del 7 per cento. Perché tanta sensibilità alla congiuntura? Proviamo a guardare le statistiche dall'altro lato. I settori più dinamici del commercio mondiale, negli ultimi dieci anni sono stati: farmaceutica, elettronica di consumo, computer, macchinari elettrici, strumenti di precisione, aerei. Insieme, costituiscono ormai un quarto di tutto l'interscambio. Sono i beni che le statistiche definiscono high-tech, tranne i macchinari elettrici, che rientrano nei beni a media tecnologia e sono anche gli unici in cui l'Italia abbia una presenza significativa.
Nei beni ad alta tecnologia, la quota italiana del commercio mondiale si era già ridotta di un quarto fra il 1996 e il 2000, dal 2,20 all'1,64 per cento......
La stessa Ocse produce ogni anno una sorta di pagellone della scienza e della tecnologia, che classifica i paesi industrializzati secondo 200 diversi indicatori. Nella stragrande maggioranza, i risultati ci inchiodano nella zona retrocessione. Il primo indicatore, ad esempio, misura gli "investimenti in sapere", dove i ricercatori Ocse sommano la spesa per la ricerca, la spesa per l'istruzione superiore, la spesa per il software. Fra il 1992 e il 2000, gli anni in cui è esplosa la "knowledge economy", il tasso di aumento di questi investimenti, che ne sono il motore fondamentale, è stato in Italia il più basso di tutto il mondo sviluppato. Peraltro, l'unica cosa che è davvero aumentata è la spesa per software: le altre due voci - ricerca e istruzione - sono, di fatto, diminuite. Anche la Republica Slovacca investe in sapere una quota maggiore dell'Italia del prodotto nazionale. Portogallo, Polonia, Messico e Grecia partono più indietro di noi, ma i loro investimenti in conoscenza aumentano dell'8 per cento l'anno, i nostri dell'1,8 per cento. E' solo questione di tempo, perché ci raggiungano....
Il numero di laureati stranieri che lavora nelle università italiane è pari all'1 per cento del personale universitario di ricerca, come in Messico e in Corea. I laureati stranieri sono il 33 per cento nelle università di Svizzera, Gran Bretagna e Belgio, il 27 per cento negli Usa, il 18 per cento in Danimarca. La strada, del resto, è indicata per primi dai laureati italiani. Il 3-4 per cento di loro, ogni anno, va a studiare e a lavorare all'estero, dove ha più prospettive di ricerca e di carriera, oltre a stipendi che sono, di solito, il triplo di quello che avrebbero in Italia. La stessa percentuale è dell'1 per cento nel resto d'Europa. Non va meglio nel privato: nell'industria italiana ci sono 3 ricercatori ogni mille addetti In Spagna sono 4, la media europea è 5, in Usa, Giappone e Svezia stiamo fra 9 e 10....
"La scomparsa dell'Italia industriale" - acquistiamo molti più brevetti di quanti ne produciamo. Inoltre, i nostri sono, per lo più, a basso contenuto tecnologico. Solo il 10 per cento può essere definito high-tech. E' una brutta pagella"....
L'alta tecnologia costituisce il 30% della produzione USA, oltre il 20% della produzione dei Paesi emergenti dell'Asia, quasi il 18% in Cina, 15% in Giappone, 12% in Europa. (34). L'Italia è tradizionalmente specializzata su prodotti a media e bassa intensità di conoscenza aggiunta


Roma, 12 dic. - (AdnKronos) -

Italia fanalino di coda nel mondo per numero di brevetti ma con imprese leader, nel mercato e nella capacità brevettuale, in alcuni comparti produttivi. Appare così il Bel paese sul fronte imprenditoriale stando al monitoraggio, effettuato da Unioncamere e Dintec, sulla capacità brevettuale del nostro paese nei settori produttivi prioritari per l'economia nazionale rispetto ai più importanti competitor internazionali. Il monitoraggio, condotto sui brevetti depositati all'ufficio europeo (Epo) tra il 2001-2003, mostra infatti che l'Italia è ultima in classifica, sulla 'torta' complessiva di brevetti, con solo il 3,1% dei brevetti (7.622), a fronte del 39,7% degli Usa (94.489), il 22,6% della Germania (56.155) e il 21,1% del Giappone (52.337). Seguono in classifica, precedendo l'Italia, altri due paesi europei: la Francia con il 6,9% (17.084) e la Gran Bretagna con il 6,7% (16.656). Tuttavia in alcuni comparti produttivi le nostre imprese sono addirittura in cima alla classifica. Tra i settori che reggono il confronto internazionale, le medie imprese manifatturiere, esaminate nel rapporto annuale Unioncamere-Mediobanca, dimostrano una discreta propensione all'innovazione, misurata in base al numero dei brevetti pubblicati dall'Epo: tra il 1999 ed il 2003 hanno contribuito per il 14% ai brevetti delle imprese italiane pubblicati dall'ufficio europeo. E ciò malgrado questo segmento aziendale rappresenti lo 0,1% delle imprese operanti nel nostro paese ed il 3,3% del valore aggiunto.
http://www.adnkronos.com/Speciali/Mst/NotizieBox/57.html






7 novembre 2008

CITAZIONE DI NOVEMBRE


La citazione di questo mese è tratta dall'opera letteraria che più d'ogni altra mi è stata utile come arricchimento culturale; non a caso costituisce il nome del presente blog.

"L'uomo senza qualità" è un opera ricca e densa di concetti e spunti interessanti, nonostante la poderosa lunghezza possa
far presagire un contenuto più disteso e "leggero". L'autore (Robert Musil) ha iniziato a lavorare all'opera già prima dell'uscita delle sue prime pubblicazioni e ne ha portato avanti la stesura fino alla sua morte (in sostanza dal 1905 al 1942). Ecco l'estratto:  





"La conoscenza è un atteggiamento, una passione. Un atteggiamento illecito, in
fondo, perché come la dipsomania, l’erotismo e la violenza anche la smania di sapere foggia un carattere che non è equilibrato. Non è vero che il ricercatore insegue la verità, è la verità che insegue il ricercatore. Egli la subisce. Il vero è vero, e il fatto è reale senza curarsi di lui, egli ne ha soltanto la passione, è un dipsomane della realtà e questo foggia il suo carattere, e non gliene importa un fico che dalle sue scoperte venga fuori qualcosa di completo, di umano, di perfetto o di checchessia. è una creatura piena di contraddizioni, passiva e tuttavia straordinariamente energica!
- E poi? – chiese Walter. – E poi cosa?
- Non vorrai mica dire che possiamo contentarcene?
- Io mi contenterei, - disse Ulrich tranquillo. – Le nostre opinioni su quanto ci circonda, ma anche noi stessi, cambiano tutti i giorni. Viviamo in un periodo di transizione. Forse se noi non affrontiamo meglio che fino ad ora i nostri compiti più profondi, questo periodo durerà sino alla fine del mondo. Eppure quando si è messi nello stanzino buio non bisogna, come i bambini, mettersi a cantare per la paura. Fingere di sapere come dobbiamo comportarci quaggiù è appunto cantare per la paura; puoi sgolarti da far cadere il soffitto, ma è paura e nient’altro! D’altronde io sono persuaso che stiamo correndo al galoppo.


Ulrich riprese, ostinato: - Quello che ci occorre nella vita è la persuasione che le nostre faccende van meglio di quelle del vicino. Voglio dire: i tuoi quadri, la mia matematica, la moglie ed i figli di Tizio e di Caio; tutto ciò che dà all’uomo la sicurezza di non essere assolutamente niente di straordinario, ma che nel suo modo di non essere niente di straordinario, egli può essere difficilmente uguagliato! Walter non era ancora tornato alla sua seggiola. C’era in lui un senso di eccitazione. Di trionfo.
Gridò: - Lo sai che cosa dici? Sei un vero austriaco, ecco! Tu predichi la filosofia del governo
austriaco: tirare a campare!
- Forse non è una cattiva idea come tu credi, - ribatté Ulrich. – Il bisogno appassionato di precisione, di rigore, di bellezza può arrivare a far concludere che il tirare a campare val meglio di tutti i conati dello spirito nuovo!"




5 novembre 2008

UNA NUOVA ERA!!!



Tutti i pronostici erano a favore, ma sinceramente fino a stamane non ero convinto che, in un paese come L'USA, potessero avvenire certi miracoli. Obama ha vinto!!!

Speriamo che duri il più possibile perchè l'ipotesi di un possibile attentato è tutt'altro che un simulacro.
Questo non toglie il fatto che una nuova alba sia risorta (dopo molti anni bui) e che le speranze delle persone che hanno il cervello acceso possano essere alimentate e non bombardate con missili intelligenti. Non spendo altre parole perchè sarebbero con ogni probabilità vane ... staremo a vedere (anche perchè NOI ITALIANI altro non abbiamo il potere di fare).





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4 novembre 2008

POESIA DI NOVEMBRE


Questo mese la rubrica "poesia del mese" volge lo sguardo ad un autore molto bistrattato, poichè considerato forse troppo scolastico. Sto parlando del Pascoli, l'autore che più di ogni altro riesce a coniugare le sue perversioni intime con una tenerezza e dolcezza senza fine (la poetica del fanciullino per l'appunto).

La poesia che ho scelto, tratta dai "Canti  di Castelvecchio", occupa una posizione singolare nell'opera pascoliana per l'esplicito riferimento a una vicenda di amore tradito. Se volete leggere un classico (non ho dubbi che l'abbiate già fatto a scuola) non c'è miglior scelta del "Gelsomino notturno".
Per rendere più agevole la lettura ho aggiunto alcune note. 












PER SEMPRE

Io t'odio?!... Non t'amo più, vedi,
non t'amo... Ricordi quel giorno?
Lontano portavano i piedi
un cuor che pensava al ritorno.
E dunque tornai... tu non c'eri.                                    5            
Per casa era un'eco dell'ieri,
d'un lungo promettere. E meco
di te portai sola quell'eco:
PER SEMPRE!

Non t'odio. Ma l'eco sommessa                                10
di quella infinita promessa
vien meco, e mi batte nel cuore
col palpito trito dell'ore;
mi strilla nel cuore col grido
d'implume caduto dal nido:                                               15
PER SEMPRE!

Non t'amo. Io guardai, col sorriso,
nel fiore del molle tuo letto.
Ha tutti i tuoi occhi, ma il viso...
non tuo. E baciai quel visetto                                             20
straniero, senz'urto nelle vene.
Le dissi: < E a me, mi vuoi bene? >
< Sì, tanto! > E i tuoi occhi in me fisse.
< Per sempre? > le dissi. Mi disse:
< PER SEMPRE! >                                                                25

Risposi: < Sei bimba e non sai
Per sempre vuol dire Morire...
sì: addormentarsi la sera:                                             30
restare così come s'era,
PER SEMPRE! >
       

                                                            
Note:

1. Io t'odio?!: l'uso congiunto di punto interrogativo ed esclamativo denota l'ambivalenza del sentimento.
13. palpito trito: il battito frequente e monotono delle ore.
15. implume: uccellino appena nato.
18. fiore: per traslato, la bimba, che la donna amata ha avuto da un altro.
21. straniero: estraneo. senz'urto alle vene: senza un tuffo nel sangue, senza commozione.
22. E a me, mi: pleonasmo della lingua parlata.
26. bimba: il "fanciullino" dice "di quando in quando le sentenze più comuni e più sublimi, più chiare e più inaspettate".









3 novembre 2008

RICETTA ALCOLICA DEL MESE

Questa rubrica mensile è rivolta a tutti quelli che vogliono avvicinarsi al sano mondo della produzione di alcolici in casa.
Punto primo: a prescindere dalla quantità, il produrre alcolici NON è illegale, ma lo è venderli per fini di lucro! Tanto comprando la materia prima (alcool a 95%) si spendono già i quattrini relativi alla tassa da pagare allo stato.
Punto secondo: il processo di preparazione è abbastanza elementare e veloce, per cui non serve essere cuochi provetti per potervi cimentare in imprese alcoliche.
Punto terzo: se volete ricette di cucina andate dalla nonna o leggete qualche buon libro; nel mio blog non credo le troverete. Anche internet è un buon mezzo; a tal proposito vi consiglio questo sito (clicca sopra).
Ovviamente tutte le ricette che propongo sono già state personalmente testate ed apprezzate :)
Buona lettura!

RICETTA LIQUORE AL CIOCCOLATO (CHRISTIAN)


Cacao amaro 225 g

Latte intero UHT 1,5 L

Alcool 95% 250 mL

Zucchero 800 g


Su di una normale pentola “da pasta”, aggiungere al latte, lo zucchero, ed iniziare a scaldare a fuoco lento. Una volta sciolto lo zucchero, aggiungere il cacao ed iniziare ad agitare frequentemente, per evitare la formazione di eventuali e spiacevoli grumi. Dopo che si è prossimi all’ebollizione, spegnere il riscaldamento, ma continuare ad agitare di tanto in tanto.

SOLO quando la soluzione è a temperatura ambiente (altrimenti evapora), aggiungere anche l’Alcool e mescolare il tutto. Successivamente provvedere alla rarefazione dei propri freni inibitori, mediante l’assunzione per endovena, o eventualmente per via orale, del suddetto medicinale, attendendo con un fremito d’impazienza l’effetto brezzitante desiderato. Tenere lontano dalla portata dei bambini. Pena, detenzione cautelativa per 2 cioccolato di anni. Molto comodo per ubriacare e disinibire eventuali ragazze in genere meno arrendevoli.

Per qualsivoglia dubbio, insulto, suggerimento e quant'altro non vergognatevi a rivolgermi "commenti".




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