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28 febbraio 2009

POESIA DI FEBBRAIO


Questo mese ho scelto una poesia di un poeta spesso bistrattato ed persino insultato dalle malelingue, che non sanno apprezzare l'arte poetica di infinita bellezza che scaturisce dalle opere del Nostro. Devo ammettere che la condotta della sua vita privata non è certo encomiabile, ma questo esula dalle sue capacità e quindi produttività in ambito letterario; perciò, tanto di cappello a D'Annunzio ed eccovi una delle poesie dell'opera che sto attualmemente leggendo (e analizzando), cioè Alcyone.





LA SERA FIESOLANA



Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscio che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
trepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e sul grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e sul fieno che già patì la falce
e trasloca,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali reami
d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le coline su i limpidi orizzonti
s’incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amore più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!






12 gennaio 2009

POESIA DI GENNAIO


Questo mese la poesia che ho scelto riguarda un autore che sto assiduamente frequentando di recente; si tratta di Umberto Saba.

Ho letto ormai una discreta porzione della sua opera letteraria e l'impressione che mi ha suscitato fin d'ora, ritengo possa essere dignitosa
mente condensata in questa sua poesia.







LA SOLITUDINE

La diversa stagione, il sole e l'ombra
variano il mondo, che in ridente aspetto
ne conforta, e di sue nubi c'ingombra.

Ed io che a tante sue parvenze e ai miei
occhi recavo un infinito affetto
non so se rattristarmi oggi dovrei,

se lieto andar quasi di vinta prova:
son triste, e fa una sì bella giornata;
sol nel mio cuor c'è il sole e la piova.

D'un lungo inverno so far primavera;
dove la via nel sole è una dorata
striscia, a me stesso do la buonasera.

Le mie nebbie e il bel tempo ho in me soltanto;
come in me solo è quel perfetto amore,
per cui molto si soffre, io più non piango,

che i miei occhi mi bastano e il mio cuore.



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4 dicembre 2008

POESIA DI DICEMBRE



Nonostante io non sia un grandissimo estimatore della poesia sudamericana in generale, il cileno Pablo Neruda, mi ha sempre attratto e successivamente affascinato per la semplicità ed efficacia della sua opera. Oltre al valore intrinseco delle sue pubblicazioni (premio nobel per la letteratura), è da tener in gran considerazione il suo costante impegno politico ed il suo ssotegno alla causa antifranchista (in particolare in seguito alla fucilazione del grandissimo poeta Federico Garcia Lorca).

La poesia che ho scelto tra le tante stupende che ho avuto modo d'incontrare è tratta da "20 poesie d'amore e una canzone disperata".
Lo so, è un po' troppo romanticosa, ma ... cosa ci volete fare ... per me è un periodo un po' così ... ho bisogno di queste cose.









Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima

e ti avvolgi in spirali lentissime di fumo.


Io sono il disperato, la parola senz’eco,

quegli che ha perso tutto, dopo aver tutto avuto.


Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama.

Nel mio deserto vivi come l’ultima rosa.


Ah silenziosa


Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte.

E denuda il tuo corpo di statua timorosa.


Possiedi occhi profondi dove vola la notte,

fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa.


I tuoi seni assomigliano alle conchiglie bianche.

E sul tuo ventre dorme una farfalla d’ombra.


Ah silenziosa


Con me è la solitudine da cui tu sei lontana.

Piove. Il vento del mare caccia gabbiani erranti.


L’acqua cammina scalza per le strade bagnate.

Le foglie di quell’albero gemono come infermi.


Bianca ape assente, ancora ronzi nella mia anima.

Risusciti nel tempo, sottile e silenziosa.


Ah silenziosa





4 novembre 2008

POESIA DI NOVEMBRE


Questo mese la rubrica "poesia del mese" volge lo sguardo ad un autore molto bistrattato, poichè considerato forse troppo scolastico. Sto parlando del Pascoli, l'autore che più di ogni altro riesce a coniugare le sue perversioni intime con una tenerezza e dolcezza senza fine (la poetica del fanciullino per l'appunto).

La poesia che ho scelto, tratta dai "Canti  di Castelvecchio", occupa una posizione singolare nell'opera pascoliana per l'esplicito riferimento a una vicenda di amore tradito. Se volete leggere un classico (non ho dubbi che l'abbiate già fatto a scuola) non c'è miglior scelta del "Gelsomino notturno".
Per rendere più agevole la lettura ho aggiunto alcune note. 












PER SEMPRE

Io t'odio?!... Non t'amo più, vedi,
non t'amo... Ricordi quel giorno?
Lontano portavano i piedi
un cuor che pensava al ritorno.
E dunque tornai... tu non c'eri.                                    5            
Per casa era un'eco dell'ieri,
d'un lungo promettere. E meco
di te portai sola quell'eco:
PER SEMPRE!

Non t'odio. Ma l'eco sommessa                                10
di quella infinita promessa
vien meco, e mi batte nel cuore
col palpito trito dell'ore;
mi strilla nel cuore col grido
d'implume caduto dal nido:                                               15
PER SEMPRE!

Non t'amo. Io guardai, col sorriso,
nel fiore del molle tuo letto.
Ha tutti i tuoi occhi, ma il viso...
non tuo. E baciai quel visetto                                             20
straniero, senz'urto nelle vene.
Le dissi: < E a me, mi vuoi bene? >
< Sì, tanto! > E i tuoi occhi in me fisse.
< Per sempre? > le dissi. Mi disse:
< PER SEMPRE! >                                                                25

Risposi: < Sei bimba e non sai
Per sempre vuol dire Morire...
sì: addormentarsi la sera:                                             30
restare così come s'era,
PER SEMPRE! >
       

                                                            
Note:

1. Io t'odio?!: l'uso congiunto di punto interrogativo ed esclamativo denota l'ambivalenza del sentimento.
13. palpito trito: il battito frequente e monotono delle ore.
15. implume: uccellino appena nato.
18. fiore: per traslato, la bimba, che la donna amata ha avuto da un altro.
21. straniero: estraneo. senz'urto alle vene: senza un tuffo nel sangue, senza commozione.
22. E a me, mi: pleonasmo della lingua parlata.
26. bimba: il "fanciullino" dice "di quando in quando le sentenze più comuni e più sublimi, più chiare e più inaspettate".









18 ottobre 2008

POESIA DI OTTOBRE

Per inaugurare al meglio questa rubrica della "poesia del mese", ritengo opportuno affidarmi ad un classico intramontabile. L'esponente di maggior fama e spicco del florido filone dei poeti maledetti: Charles Baudelaire.

La seguente poesia è tratta dalla sezione "Spleen e ideale" della raccolta "I fiori del male", la cui lettura consiglio vivamente a tutti.


Buona lettura!!!


  




ELEVAZIONE

Librandoti su in alto, sopra stagni e vallate
e montagne, e marine, e nuvole, e foreste,
oltre il sole, oltre i campi dell'etere celeste,
oltre il confine ultimo delle sfere stellate,

tu ti muovi o mio spirito, con piena agilità
e, come un nuotatore che s'abbandona all'onda,
allegramente fendi l'immensità profonda,
in preda a un'indicibile e maschia voluttà.

Oh, via da questi miasmi, da questi immondi climi,
sali a cercar riscatto in un cielo diverso;
e come a un puro nettare apri le labbra al terso
fuoco disseminato negli spazi sublimi!

Scosso il vasto fardello di triboli e di pene
che incombe sulla vita e la colma di brume,
oh, felice chi può con vigorose piume
balzar verso le lande luminose e serene
;

e sente come allodole, nei cieli alti perdute,
i suoi pensieri all'alba liberamente ascendere,
e plana sulla vita e senza pena intende
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!
 


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